Batterie/Accumulatori/Pile

 

                 

Da due piastrine di metallo (rame e zinco) immerse in una soluzione di acqua e acido solforico, è possibile ottenere una corrente elettrica. Lo Zinco messo in contatto con il Rame, attraverso un filo conduttore, tende a cedere elettroni al Rame diventando positivo; si ha così un flusso di elettroni che va dal polo negativo (zinco) al polo positivo (rame). All'interno della soluzione l'acido solforico si dissocia in ioni solfato negativi  e ioni idrogeno positivi;  gli ioni negativi si uniscono con gli ioni zinco positivi formando il solfato di zinco; gli ioni   positivi si dirigono verso la lastrina di rame acquistano gli elettroni ed escono dalla soluzione sotto forma di idrogeno gassoso.Il flusso degli elettroni, che va dallo zinco al rame, è continuo:si è appunto generata una corrente continua di elettroni che va dalla piastra di zinco a quella di rame. 
La pila si esaurisce quando tutto l'acido si è trasformato in solfato di zinco ed idrogeno gassoso oppure quando la lastrina di zinco si è consumata

    

Collegamenti in serie e in parallelo
Nell'ambito di circuiti elettrici, si parla di collegamenti in serie o in parallelo tra elementi del circuito che possono essere sia generatori che utilizzatori.
Una sola pila, normalmente, non fornisce una quantità sufficiente di energia elettrica per il funzionamento di un determinato utilizzatore, perciò si uniscono tra loro più pile allo scopo di ottenere la quantità di energia desiderata o la potenza necessaria.

COLLEGAMENTO IN SERIE

Nel collegamento in serie, si collega il polo positivo di un elemento col polo negativo dell'altro, e così via.

In questo collegamento si ottiene la sommatoria del voltaggio. 6 batterie x 1,5 V = 9 V

Nel collegamento tra GENERATORI, si ottiene più disponibilità di alimentazione. In C.C., la tensione ai morsetti del circuito risulta essere la somma delle tensioni dei singoli generatori.

Nel collegamento tra UTILIZZATORI, essi sono attraversati dalla stessa intensità di corrente per cui danno luogo a una resistenza totale R pari alla somma delle resistenze dei singoli utilizzatori.

 

COLLEGAMENTO IN PARALLELO

Nel collegamento in parallelo si collegano tra loro tutti i poli positivi, e anche tutti i poli negativi vengono collegati tra loro.

Si ottiene un batteria con lo stesso voltaggio nominale delle singole batterie, ma con capacità moltiplicata per il numero della batterie.

Nel collegamento di GENERATORI si ottiene lo scopo di ottenere più potenza di alimentazione. Conviene che i generatori abbiano tutti la stessa tensione, che corrisponde poi alla tensione che si ha ai morsetti del circuito. L'intensità di corrente invece è data dalla somma delle correnti dei singoli generatori.

Nel collegamento di UTILIZZATORI, ai capi di ciascuno vi è la stessa tensione; ciò che cambia in ciascuno di essi è l'intensità di corrente che li attraversa, che risulta proporzionale alle singole resistenze.

 

COLLEGAMENTO SERIE / PARALLELO

Collegando i generatori con questo collegamento misto, si ottengono entrambi i requisiti di disponibilità e potenza di alimentazione.

 

 

 

 

 

Consigli utili
1) Utilizzando le pile al nichel-cadmio, cercare di scaricarle completamente, per evitare l'effetto memoria
2) Se una batteria al nichel-cadmio non sarà utilizzata per un lungo periodo di tempo, conviene caricarla completamente e conservarla in un posto fresco e asciutto; conviene anche farle fare un ciclo di carica/scarica ogni mese
3) Le batterie all'idruro metallico di nichel (NiMH) durano più a lungo se non vengono scaricare completamente troppo spesso
4) Se non usate le batterie all'idruro metallico di nichel (NiMH), conservatele in un posto fresco e asciutto; conviene anche farle fare un ciclo di carica/scarica ogni 3 mesi
5) Le batterie al litio (Li-Ion), non hanno effetto memoria, ma conviene scaricarle completamente ogni 30 cicli di carica, per allineare correttamente il circuito di misurazione interno.
6) Per conservare le batterie al litio (Li-Ion), caricatele prima al 40% della capacità e ricaricatele ogni 5/6 mesi.
7) Evitate di utilizzare i notebook sempre collegati alla rete elettrica, per evitare il surriscaldamento che potrebbe ridurre la vita della batteria. In caso di lungo periodo di collegamento alla rete elettrica, conviene estrarre completamente la batteria dal proprio vano.
8) Non tenere in tasca batterie con i contatti scoperti. Un qualunque oggetto metallico (monete, fermagli ecc) potrebbe cortocircuitare i poli, provocando surriscaldamento.
9) Se usate apparecchi alimentati con più batterie identiche, cambiatele tutte insieme, con batterie identiche e cariche in ugual misura
10) Per caricare le batterie, utilizzare solo caricatori specificamente predisposti per ogni tipo di batteria: le nichel-cadmio, le NiMH e le Li-Ion hanno caricabatteria differenti

   

   

   

 

   


Pile, batterie, accumulatori
Generalità

Da quando, nel 1800, Alessandro Volta riuscì nell'impresa di convertire energia chimica in energia elettrica, i dispositivi di accumulo energetico in forma elettrica, hanno subito e continuano a subire diverse evoluzioni alla ricerca di migliori prestazioni in spazi sempre più esigui.
L'obiettivo che si pone questo articolo, è di effettuare una panoramica del quadro attuale nel settore, che sta ormai sconfinando al di fuori dei limiti e dei concetti tradizionali che abbiamo quando parliamo di batterie: basti pensare alle celle a combustibile o ai supercondensatori.
Innanzitutto un chiarimento terminologico: nel linguaggio comune i termini pila, batteria, accumulatore vengono usati indifferentemente come sinonimi; in realtà con il termine pila si intende un generatore elettrochimico cosiddetto primario, cioè non ricaricabile , mentre con il termine accumulatore si intende un generatore elettrochimico cosiddetto secondario, cioè ricaricabile . Entrambi questi due tipi di generatori sono costituiti da uno o più elementi in serie che costituiscono quella che viene chiamata batteria, termine quindi che si adatta sia alle pile che agli accumulatori.

Fig. 1 – Batterie a piastre piane per applicazioni di sicurezza (FIAMM)

Caratteristiche tecniche e non :
Le principali caratteristiche che contraddistinguono una batteria e che è necessario conoscere per effettuare una scelta ed un dimensionamento elettrico-temporale-economico-ambientale per l'alimentazione di un qualsiasi carico, sono le seguenti:
•  Tensione (V): valore nominale di un elemento moltiplicato per il numero degli elementi della batteria;
•  Capacità (Ah): quantità di elettricità scaricabile con modalità specificate (es. una batteria con capacità di 2 Ah è in grado di fornire continuativamente una corrente di 2 A per 1 ora, oppure una corrente di 1 A per 2 ore, o ancora una corrente di 0,5 A per 4 ore, etc.);
•  Energia specifica riferita al volume (Wh/m3) o riferita al peso (Wh/kg): è la quantità di energia espressa in wattora fornibile dalla batteria, messa in relazione o allo spazio occupato dalla stessa od al suo peso. E' chiaramente un fattore estremamente importante nei casi in cui (praticamente tutti) si voglia ottenere un alto livello energetico in poco spazio e contenendo il peso (pensate solamente alle batterie per dispositivi da trasportare come i computer portatili, i cellulari, etc., ma anche alle batterie per trazione);
•  Caratteristiche di ricaricabilità: innanzitutto se la batteria è ricaricabile o meno, poi i tempi dell'eventuale ricarica e la presenza o meno dell'effetto memoria, cioè dei problemi che sorgono a causa di ricariche troppo frequenti a bassa intensità di corrente oppure se ci si dimentica di scaricare per troppo tempo le batterie completamente cariche. In questi casi la durata della batteria si può ridurre addirittura del 90% perché aumenta la resistenza interna e quindi la tensione scende rapidamente quando la batteria è sotto carica;
•  Durata: si esplica nel numero di cariche e scariche che la batteria è in grado di fornire, senza che il suo livello di tensione scenda al di sotto di un valore non più in grado di alimentare il carico prestabilito;
•  Impatto ambientale: conoscere le modalità di smaltimento della batteria utilizzata, quando giunge al termine del suo ciclo di vita;
•  Costo : deve essere ovviamente valutato il costo della batteria (in relazione alla sua durata) per poter operare una scelta oculata;
•  Sicurezza di impiego: deve essere valutato anche il rischio di impiego delle batterie (ad esempio si sa che durante i cicli di ricarica delle batterie al piombo dei carrelli elevatori in ambito industriale, viene sviluppato idrogeno e deve essere quindi essere valutato il conseguente pericolo di esplosione);

Fig. 2 – Struttura interna di una batterie al piombo (COBAT)

Batterie non ricaricabili (pile)
Batterie al litio
Il principale punto di forza delle pile al litio (litio-biossido di zolfo, litio-biossido di manganese) sta nella elevata energia specifica (anche 400 Wh/kg), il che permette di avere peso e dimensioni contenute a parità di energia fornita; infatti la forma più comune nella quale si presentano tali batterie è quella “a bottone” utilizzata soprattutto per macchine fotografiche digitali, orologi, MP3, lettori CD portatili, antifurto e allarmi senza fili, etc. Altre caratteristiche importanti delle pile al litio (che hanno una tensione nominale di 3 V), sono l'ampia gamma di temperature sopportabili (da - 50 °C a + 85 °C) e la loro durata sia in funzionamento (superiore ai 5 anni), che in conservazione (con perdite inferiori all'1% per anno).

Fig. 3 – Pile al Litio a bottone

Batterie zinco-carbone
Si tratta delle pile classiche, versione attuale della pila realizzata da Leclanché nel 1868. Sono le più utilizzate e le più comuni, caratterizzate da un costo ridotto (tensione nominale 1,5 V), ma anche da una durata inferiore, da una caratteristica di scarica tutt'altro che lineare e da un fenomeno di autoscarica (scarica a circuito aperto) abbastanza vistoso. Possiamo dire che sono le pile adatte un po' per tutti gli usi, (lampade portatili, flash fotografici, giocattoli, apparecchi elettronici portatili, recinti elettrificati, orologi da tavolo), ma che non eccellono in nulla.

Fig. 4 – Tipica struttura di una pila zinco-carbone

Batterie alcaline
Prestazioni maggiori rispetto alle pile zinco-carbone, sono offerte dalle cosiddette pile alcaline (industrializzate dalla ditta Mallory, ora Duracell), le quali hanno durate anche triple o quadruple, minore autoscarica a circuito aperto (anche sei anni di magazzinaggio) e maggior linearità di scarica: tutto questo ad un prezzo, purtroppo maggiore rispetto alle sorelle povere zinco-carbone. Le applicazioni sono sempre le stesse (tensione nominale 1,5 V), ma si può dire che le alcaline sono pile ideali in quelle applicazioni in cui vengono assorbite alte correnti: macchine fotografiche e telecamere digitali in primo piano.

Fig. 5 – Caratteristica di scarica di una pila alcalina

Batterie al mercurio
Le pile che utilizzano biossido di mercurio (tensione nominale 1,35 V) hanno, o meglio avrebbero, buone caratteristiche, quali la caratteristica di scarica lineare, il mantenimento nel tempo della capacità, un buon comportamento alle alte temperature ed altre ancora. Abbiamo però usato il condizionale, perché, per motivi di protezione ambientale, le pile al mercurio (come i termometri) sono ormai state bandite e hanno quindi limitato presente e nessun futuro.
Batterie all'ossido di argento
Miglior sorte tocca alle pile che utilizzano l'ossido d'argento per il polo positivo (tensione nominale 1,5 V) utilizzate per protesi auditive, orologi, strumenti di misura, macchine fotografiche, calcolatrici, etc. Sono pile che hanno un elevatissima energia specifica riferita al volume (anche doppia rispetto alle alcaline) e sono in grado di conservare la carica a più del 90 % rispetto a quella iniziale, dopo un anno di immagazzinamento a circuito aperto.
Batterie metallo-aria
Le pile metallo (spesso lo zinco) – aria, hanno il gradevole vantaggio di essere le batterie forse meno costose in assoluto e di avere un elevato livello di energia specifica riferita al volume ed al peso (fino a 200 Wh/kg). Le pile aria-zinco non attivate hanno addirittura una durata di immagazzinamento dichiarata di dieci anni. Nonostante questi aspetti positivi, questo tipo di batteria non è particolarmente diffusa, se non per applicazioni di backup.
Batterie ricaricabili (accumulatori)
Batterie al piombo

Le batterie al piombo (tensione nominale 2V), nelle loro varianti, piombo-acido, piombo-gel, ermetiche, piombo-calcio, etc, costituiscono la più vecchia e diffusa tecnologia di accumulatori. Hanno un costo piuttosto limitato ed un'energia specifica riferita al volume di poco inferiore agli accumulatori al nichel-cadmio, mentre l'energia specifica riferita al peso non è delle migliori, come ben si sa. Le batterie di questo tipo utilizzate in ambiente industriale, variano come capacità da 50 A/h a 5000 A/h. La loro autoscarica è inferiore allo 0,1 % al giorno a temperatura ambiente e non risentono di nessun fenomeno di memoria, nonostante ripetuti brevi utilizzi e continui scariche e ricariche a cui possono essere sottoposte.
D'altra parte lo sviluppo di idrogeno, soprattutto durante la fase finale della carica, che può portare ad un pericolo di esplosione in ambiente chiuso, e la presenza del piombo che deve essere smaltito secondo precise modalità, sono i maggiori svantaggi (oltre al peso) che questi accumulatori si portano addosso. Le applicazioni vanno dal settore automobilistico, agli UPS, ai carrelli elevatori, alle più svariate applicazioni industriali.
Per queste batterie vanno adottati dei programmi di manutenzione (in maniera limitata anche per il tipo ermetico) che consistono nella verifica della densità del liquido, nell'ispezione visiva delle interconnessioni fra elementi in serie, nell'aggiunta di elettrolito o acqua, se necessario.
Il ciclo di vita non è elevatissimo con una durata che dopo i 200 cicli risulta avere una capacità inferiore all'80% del valore nominale.

Fig. 6 – Batteria al piombo ermetica (FIAMM)

Batterie al nichel-cadmio
Penalizzate dalla presenza del cadmio, elemento tossico, queste batterie (tensione nominale 1,2 V) hanno però notevoli vantaggi, a partire da un rapporto costi/prestazioni elevato, unito ad un elevato numero di cicli di carica possibili (da 500 a 1000). Di contro, occorre dire che sono soggette al famigerato effetto memoria, cioè dopo un certo numero di scariche e ricariche parziali, richiesta di fornire la capacità completa, la batteria al nichel-cadmio non è in grado, se non dopo due o tre cicli di carica/scarica completi. L'autoscarica è di circa lo 0,3% al giorno, a temperatura ambiente.
Gli utilizzi sono diversi e vanno dai telefoni cellulari, alle macchine fotografiche e tutte quelle applicazioni combinate spina-batteria (rasoi elettrici, registratori, telecamere, radioricevitori etc.).
Batterie al nichel-idruro metallico
Gli accumulatori al nichel-idruri metallici hanno una capacità più elevata di quella degli accumulatori al cadmio (circa doppia). La durata di vita è simile alle nichel-cadmio (500-100 cicli di carica/scarica), ma l'effetto memoria è quasi completamente assente, anche se occorre fare attenzione, durante il processo di carica, a non superare i 50 °C, pena il danneggiamento delle batterie stesse: per questo motivo vengono utilizzati caricatori appositi. Gli svantaggi rispetto agli accumulatori al cadmio sono rappresentati da una minore energia specifica e da un più marcato processo di autoscarica.
Sul lato ambientale non c'è ovviamente confronto, a vantaggio degli accumulatori NiMH che sono ecologicamente molto più accettabili, non avendo metalli pesanti come il cadmio. Purtroppo il costo è attualmente del 25% circa superiore rispetto ad un'analoga batteria al NiCd.
Le applicazioni sono pressoché infinite e si sovrappongono quasi perfettamente a quelle delle batterie sorelle al NiCd: computer portatili, cellulari, sistemi audiovisivi, applicazioni domestiche, periferiche industriali, etc.
Batterie al litio
Sfruttano, come le pile al litio, l'alto potenziale elettrochimico del litio e il suo basso peso specifico (tensione nominale 3 V). Altri vantaggi consistono in un'elevata energia specifica (sia di massa che di volume), in una lunga durata in cicli ed in una minima autoscarica. Infine, con gli accumulatori al litio non si corre il rischio di contaminare l'ambiente (a differenza di quanto avviene con gli accumulatori al cadmio). I tempi di ricarica sono molto brevi e per giunta senza effetto memoria, anche se necessitano di un caricatore particolare. Il loro costo (400-600 € kWh) non aiuta la loro diffusione sul mercato, che pure è in espansione particolarmente per PC portatili, telefoni cellulari e videoregistratori. Celle a combustibile
Una cella a combustibile è un dispositivo elettrochimico che converte direttamente l'energia di un combustibile in elettricità e calore senza passare attraverso cicli termici. Quindi funziona in modo analogo ad una batteria, in quanto produce energia elettrica attraverso un processo elettrochimico, ma a differenza di quest'ultima, consuma sostanze provenienti dall'esterno ed è quindi in grado di funzionare senza interruzioni, finché al sistema viene fornito combustibile ed ossidante.

Fig. 7 – Confronto fra celle a combustibile e generazione tradizionale (ENEA)

Ogni cella è composta da due elettrodi in materiale poroso, separati da un elettrolita. Gli elettrodi fungono da siti catalitici per le reazioni di cella che consumano fondamentalmente idrogeno ed ossigeno, con produzione di acqua e passaggio di corrente elettrica nel circuito esterno. La trasformazione elettrochimica è accompagnata da produzione di calore, che è necessario estrarre per mantenere costante la temperatura di funzionamento della cella. Le singole celle (caratterizzate da tensioni comprese da mezzo volt a un volt) vengono collegate in serie in modo da ricavare una tensione complessiva del valore desiderato formando il cosiddetto stack (pila)
A differenza dei combustibili fossili, l'idrogeno provoca poche emissioni inquinanti, anche se, a contatto con l'ossigeno, è altamente esplosivo. L'idrogeno, inoltre, può essere immagazzinato allo stato gassoso, liquido o legato chimicamente. Le celle a combustibile possono essere classificate in base al tipo di elettrolita utilizzato: celle a combustibile ad elettrolita polimerico, alcaline, ad acido fosforico, a carbonati fusi, ad ossidi solidi.
Le applicazioni principali vanno dalla trazione per veicoli, all'alimentazione di reti elettriche e sistemi di emergenza. Interessantissime sono le celle a combustibile miniaturizzate per impieghi portatili (telefoni cellulari, computer portatili) da utilizzare in alternativa, per esempio, ad una batteria Ni-Cd e senza bisogno di ricarica, in quanto basta rimpiazzare in modo rapido il combustibile. Un altro vantaggio potenziale delle celle a combustibile è dato dai costi. Una batteria Ni-Cd da 20 W dura un'ora e costa 15 €. Una batteria ricaricabile al litio fornisce la stessa potenza per circa tre ore, ma costa almeno quattro volte di più. Per contro una cella a combustibile alimentata a metanolo potrebbe durare 30 ore e costare appena 1,5-4 €.
Ricordiamo che della produzione di energia elettrica attraverso le celle a combustibile si occupa anche la nuova guida CEI 64-57.
Supercondensatori
I supercondensatori non rientrano nella categoria dei dispositivi che convertono energia chimica in energia elettrica, ma il loro obiettivo è sostanzialmente lo stesso. Tutti sappiamo che un condensatore carico è come una sorta di batteria che però, a causa dei bassi valori di capacità, si scarica in tempi brevissimi ed oltretutto con legge esponenziale. Un supercondensatore moltiplica questa possibilità, assumendo valori di capacità nell'ordine delle centinaia o addirittura migliaia di Farad, permettendone così l'uso come riserva per applicazioni di piccola potenza.
I vantaggi di questa tecnologia sono diversi: i tempi di carica sono rapidissimi (circa 10 secondi), anche se ovviamente anche i tempi di autoscarica (scarica a circuito aperto) sono molto più rapidi rispetto a quelli di una batteria tradizionale (50% del valore dopo un mese, contro il 90% del valore di una qualunque batteria al Nichel). Un altro notevole vantaggio è dato dal tempo di vita, infatti un supercondensatore può essere caricato e scaricato un numero praticamente illimitato di volte, in quanto tale processo non implica, o quasi, reazioni chimiche. Inoltre anche l'effetto memoria è totalmente assente e non ci sono nemmeno problemi di eventuali sovraccarichi in quanto, come si sa dalla natura dei condensatori, una volta terminato il processo di carica non viene più accettata energia. Poiché i supercondensatori possono fornire elevate potenze elettriche per brevi periodi di tempo, mentre i generatori primari sono più adatti a fornire correnti elettriche per tempi lunghi e intensità costante, i supercondensatori stessi possono essere quindi utilizzati vantaggiosamente, insieme a batterie, nei veicoli elettrici, nelle ricetrasmittenti, nelle videocamere, negli stereo, negli UPS per i quali si verificano durante il funzionamento richieste di potenza variabili. In particolare risultati del Centro Ricerche FIAT di Orbassano, ottenuti allestendo una autovettura con supercondensatori ad elettrodi di carbone, hanno evidenziato un positivo effetto sulle batterie di servizio qualora abbinate ai supercondensatori: viene richiesta una capacità ridotta della batteria di servizio con conseguente riduzione di peso (oltre il 30%) e riduzione di materiali inquinanti sia a bordo del veicolo sia allo smaltimento a fine vita dell'accumulatore stesso.

Fig. 8 – Supercondensatore da 2700 F con energia specifica riferita al volume di 5,8 kWh/m 3 e riferita al peso di 3,9 kWh/kg (Maxwell)

Batterie e ambiente
Il corpo normativo che intreccia le batterie con la difesa dell'ambiente è abbastanza corposo, visto il frequente utilizzo al loro interno di metalli pesanti quali piombo, cadmio e mercurio di natura tossica.
•  DM 476/97 : è il decreto di recepimento delle direttive 91/157/CEE e 93/86/CEE relative alle pile ed agli accumulatori contenenti sostanze pericolose (mercurio, cadmio e piombo). Il decreto definisce gli obblighi di produttori, importatori, distributori e rivenditori nel garantire la raccolta differenziata, il recupero e lo smaltimento di pile e accumulatori contenenti al loro interno le tre sostanze citate. La direttiva 91/157/CEE è attualmente in fase di revisione alla Commissione Europea;
•  Dlgs 151/05 : è il decreto, da poco pubblicato, che recepisce le direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti. Il Decreto Legislativo prevede una apposita "campana" per raccogliere questo genere di rifiuti, particolari restrizioni sull'uso di determinate sostanze pericolose in queste apparecchiature, l'onere a carico dei distributori, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura destinata ad un nucleo domestico, di ritirare gratuitamente i vecchi prodotti, il finanziamento delle operazioni di trasporto, trattamento, recupero e smaltimento finale della spazzatura elettronica a carico dei produttori. Tra le finalità principali del provvedimento c'è quella di garantire la realizzazione di un sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio dei rifiuti elettrici, di vietare l'utilizzo di sostanze pericolose come mercurio, piombo, cadmio, cromo, etc, di. realizzare sistemi di trattamento, recupero e smaltimento finale di questi rifiuti finanziati essenzialmente dai produttori delle apparecchiature e di marcare tutte le apparecchiature con un simbolo che indichi ai cittadini la necessità della raccolta differenziata.
•  Legge 475/88 : è la legge istitutiva del Consorzio obbligatorio per le batterie al piombo esauste e i rifiuti piombosi (COBAT), ente senza fini di lucro che assicura la raccolta, il trasporto e il riciclo delle batterie al piombo esauste in impianti specifici che garantiscono il recupero del piombo metallico e l'inertizzazione o l'eventuale recupero dell'acido solforico evitando, in questo modo, la dispersione nell'ambiente di elementi pericolosi. Dalla legge 475/88, (modificata dalla legge 39/2002) c'è l'obbligo per chiunque detenga batterie al piombo esauste o rifiuti piombosi al loro conferimento al COBAT direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal Consorzio o autorizzati, in base alla normativa vigente, a esercitare le attività di gestione di tali rifiuti.

Classificazione delle batterie
Le numerose indicazioni riportate sulle confezioni con cui vengono vendute le batterie sono spesso fuorvianti. Nella maggior parte dei casi si tratta di indicazioni differenti per lo stesso tipo di prodotto.

Indicazioni generali Indicazioni ANSI (1) Indicazioni IEC (2) - alcalino manganese (alcaline) Norma JIS (3) alcalino manganese (alcaline) Indicazione IEC (2) zinco carbonio Indicazione JIS (3) zinco carbone Indicazione IEC (2) ioni di litio Tensione in Volt
Micro AAA LR03 AM4 R03 UM4N FR03 1,5
Mignon AA LR6 AM3 R6 UM3N FR6 1,5
Baby C LR14 AM2 R14 UM2N - 1,5
Mono D LR20 AM1 R20 UM1N - 1,5
9 Volt Block 1604D 6LR61 6AM6 6F22 006PN - 9
1) Abbreviazione di American National Standard Institute
2) Abbreviazione di International Electrotechnical Commission
3) Abbreviazione per Japanese Indstrial Stnadrd.

Glossario
Tensione: affinchè la corrente possa passare, tra il polo meno e il polo più di una batteria, per esempio, deve esserci una tensione che "spinge in avanti" la corrente. La tensione viene indicata in Volt.
Volt: Il Volt (V) è l'unità di misura delle tensioni. Le batterie, per esempio, lavorano a 1,2 Bolt, una batteria da auto a 12 Volt e dalla presa di corrente escono 230 Volt. Più è alta la tensione, più "forza" ha la corrente.
Capacità: la capacità di una batteira ricaricabile indica quanta energia può immagazzinare. Di solito viene indicata in milliampère ora (mAh). Una batteria ricaricabile Mignon di buona qualità immagazzina circa 2.500 mAh. Se si conosce il consumo energetico di un dispositivo, si può calcolare la durata della batteria: con un consumo di 250 milliampère è di circa dieci ore.
Milliampère: La forza della corrente elettrica viene misurata in Ampère. 1.000 milliampère (mA) equivalgono ad un Ampère. Più energia serve a un dispositivo, più è alto il valore espresso in milliampère o Ampère.
Effetto memoria: l'effetto memoria si verifica soprattutto nelle batterie nichel cadmio. Se le si ricarica spesso soltanto in parte, al loro interno si formano dei cristalli, a causa dei quali la batteria è in grado di immagazzinare sempre meno energia.


Invecchiamento delle batterie
La temperatura dell'ambiente e il livello di carica influiscono in modo determinante sull'invecchiamento delle batterie al litio. Le percentuali riportate nella tabella indicano una perdita irreversibile di capacità che a 60° può raggiungere il 60% in soli tre mesi

temperatura di stoccaggio carica al 40% carica al 100%
0° C 2% all'anno 6% all'anno
25°C 4% all'anno 20% all'anno
40°C 15% all'anno 35% all'anno
60°C 25% all'anno 40% in tre mesi