Guida pratica all'impianto elettrico nell'appartamento

La lavorazione dell'impianto elettrico nell'appartamento si sussegue con una scansione temporale che deve tener conto dei tempi e dei modi tipici dell'edilizia. Cronologicamente si possono individuare le seguenti fasi di lavorazione:
· Tracciatura dell'impianto sulla parete
· Scanalatura dei tracciati sulla parete
· Posizionamento e muratura delle scatole e cassette di derivazione da incasso
· Posa del tubo
· Muratura del tubo nella parete
· Collegamenti equipotenziali
· Infilaggio dei conduttori
· Collegamento apparecchi
· Cablaggio del centralino di appartamento
· Cablaggio delle cassette di derivazione
· Verifiche e messa in servizio


1. Fasi di lavorazione


Tracciatura - Si tracciano sulla parete i percorsi che dovranno assumere le condutture di collegamento con percorsi che dovranno essere verticali o orizzontali (fig 1.1). Sono da evitare tracciati inclinati salvo nel caso di tracciati che debbano seguire un'eventuale inclinazione della parete o del soffitto. Nel soffitto e nel pavimento le condutture potranno essere posate seguendo percorsi qualsiasi.

Fig. 1.1 - Si tracciano sulla parete i percorsi che dovranno assumere le condutture di collegamento. Le condutture dovranno essere posate nelle pareti con percorsi verticali o orizzontali

Scanalatura - Con martello e scalpello o con appositi attrezzi, seguendo le tracce indicate in precedenza, si pratica la scanalatura delle pareti, ricavando nel muro aperture sufficienti a contenere tubi, scatole e cassette di derivazione (fig. 1.2).



Fig. 1.2 - Si praticano le scanalature sulla parete seguendo le tracce dell'impianto


Posizionamento scatole e cassette
- Si posizionano le scatole portapparecchi e le cassette di derivazione fissandole in modo sicuro nella parete con malta cementizia (fig. 1.3).

Fig. 1.3 - Si posizionano e si fissano saldamente con malta cementizia le scatole e le cassette di derivazione nella parete


Posizionamento tubi - I tubi vengono posizionati nelle scanalature che sono state praticate nella parete per collegare fra loro le varie scatole, cassette di derivazione, punti luce, ecc (fig. 1.4). Le cassette di derivazione sono collegate fra loro mediante tubi collocati a pavimento.

Fig. 1.4 - Posizionamento dei tubi nelle scanalature


Chiusura mediante malta cementizia
- I tubi nelle pareti e nel pavimento sono definitivamente coperti mediante malta cementizia (fig. 1.5).

Fig. 1.5 - Copertura tubi i con malta cementizia

Infilaggio - Dopo aver rifilato i tubi a filo della scatola si infilano i conduttori mediante un'apposita sonda tirafili. Questa operazione deve essere eseguita possibilmente da due persone per evitare che l'isolamento dei conduttori possa danneggiarsi durante le operazioni di infilaggio (fig.1. 6).

Fig. 1.6 - Infilaggio dei conduttori con l'ausilio di un'apposita sonda


Collegamento apparecchi - Si collegano i conduttori agli apparecchi facendo attenzione a non lasciare sbavature di materiale conduttore all'esterno del morsetto di serraggio. Le spellature devono essere effettuate di misura, con l'accortezza che la parte conduttrice sia completamente inserita all'interno del morsetto (fig. 1.7).


Fig. 1.7- Collegamento e montaggio degli apparecchi sui supporti e fissaggio della placca di finitura

Cablaggio del centralino d'appartamento - Si cabla il centralino d'appartamento collegando i conduttori alle varie apparecchiature di sezionamento e protezione dei circuiti luce, prese e segnalazione (fig. 1.8).


Fig.1. 8 - Cablaggio centralino d'appartamento

Cablaggio cassetta di derivazione - Si cablano le cassette di derivazione ordinando i vari circuiti ed effettuando le giunzioni mediante appositi morsetti di serraggio. I circuiti di energia e di segnalazione possono essere contenuti dalla stessa cassetta di derivazione purché separati tramite setti separatori (fig. 1.9).



Fig. 1.9 - Cablaggio cassetta di derivazione


Verifiche - Si effettuano le opportune verifiche prima della messa in servizio dell'impianto (fig.1.10)


Fig. 1.10 - Verifiche

 

2. I circuiti di base

 

Punto luce interrotto - Permette il comando da un unico punto di una o più lampade in gruppo (figure 2.1,2.2,2.3). Può essere adatto per locali con un unico ingresso come ad esempio, bagno, cucina, sgabuzzino, ecc. Per la realizzazione di questo circuito si utilizza un interruttore che dispone di due morsetti. Per ragioni di sicurezza al morsetto centrale deve essere collegato il conduttore nero di fase L1 mentre al contatto centrale del portalampade, punto meno accessibile, deve essere collegato il conduttore grigio collegato in uscita sul secondo morsetto dell'interruttore. Azionando l'interruttore si vuole interrompere il conduttore di fase che alimenta la lampada per garantire maggiore sicurezza durante la sostituzione della lampada. Dal secondo morsetto del portalampade si chiude il circuito, mediante il conduttore blu chiaro, al neutro di alimentazione N.

Fig. 2.1 - Schema funzionale di un punto luce interrotto

Fig. 2.2 - Punto luce interrotto per il comando di una lampada



Fig. 2.3 - Particolare di collegamento di punto luce interrotto

Punto luce deviato - Per il comando da due punti dell'accensione di una lampada o di un gruppo di lampade si impiegano due deviatori (figure 2.4, 2.5, 2.6). Il deviatore presenta tre morsetti di cui uno, generalmente quello centrale, deve essere utilizzato, così come detto per l'interruttore, per il collegamento del conduttore nero di fase L1. Ai rimanenti morsetti devono essere connessi i conduttori marroni di ritorno per collegare fra loro i due deviatori. Dal morsetto centrale del secondo deviatore si diparte infine un conduttore grigio che fa capo come già detto al contatto centrale del portalampade. Dal secondo morsetto del portalampade si ritorna quindi, tramite il conduttore blu chiaro, al neutro di alimentazione N.

Fig. 2.4 - Schema funzionale di un punto luce deviato



Fig. 2.5 - Punto luce deviato per il comando di una lampada

Fig. 2.6 - Particolare di collegamento di punto luce deviato


Punto luce invertito - Col punto luce invertito, rispetto al punto luce deviato, si possono estendere i punti di comando a più di due. Lo schema è simile al punto luce con deviatori, è sufficiente inserire tra un deviatore e l'altro tanti invertitori quanti sono i punti di comando in più che si vogliono ottenere rispetto ai due permessi con il punto luce deviato. Rispetto allo schema del punto luce deviato lo schema prevede di inserire tra un deviatore e l'altro un certo numero di invertitori collegati con i deviatori e fra di loro mediante due conduttori marrone di ritorno. I due morsetti di entrata e i due di uscita sono generalmente distinguibili dalla particolare posizione nell'invertitore o, meglio, dal colore diverso di ogni coppia di morsetti. In ogni caso quasi tutti gli apparecchi presentano lo schema di collegamento serigrafato direttamente sul corpo dell'apparecchio.

Fig. 2.4 - Schema funzionale di un punto luce invertito


Fig. 2.5 - Punto luce invertito per il comando di una lampada


Fig. 2.6 - Particolare di collegamento di punto luce invertito

3. L'impianto elettrico


L'appartamento che si prende come esempio per la descrizione di un impianto tipo è un appartamento di medie dimensioni con un ingresso, una sala-soggiorno, una camera matrimoniale, una cucina, un bagno e un terrazzo (fig. 3.1).

Fig. 3.1 - L'appartamento


Le utenze prevedibili sono:
cucina con forno elettrico 1,5 kW
frigorifero 0,3 kW
lavatrice 2,2 kW
lavastoviglie 2,5 KW
caldaia, televisore, ecc.. 0,5 kW
illuminazione 2 kW
per un totale di 9 kW di potenza installata. Tenuto conto di alcuni coefficienti di contemporaneità la potenza contrattuale impegnata può essere calcolata in 3 kW. Sono previsti alcuni impianti ausiliari come telefono, TV, chiamata dalla porta e citofono. Per quanto riguarda la suddivisione dei circuiti si adotta una soluzione economica ma funzionale che prevede un circuito per le 10/16 A bipasso, un circuito luce e prese 10 A e un circuito per l'alimentazione a 12 V dei circuiti di chiamata. In fig. 3.2 è rappresentato lo schema planimetrico che individua per ciascun locale le varie tipologie di apparecchiature necessarie.

Fig. 3.2 - Schema planimetrico


La distribuzione principale - La distribuzione principale dell'impianto si sviluppa a partire da una cassetta di derivazione (1) installata in prossimità dell'ingresso principale.

Fig. 3.3 - Distribuzione principale


Attraverso tale cassetta transitano i montanti verso il centralino di appartamento dal quale si dipartono i circuiti di alimentazione dell'intero impianto (fig. 3.4).



Fig. 3.4 - Il centralino di distribuzione


Lo schema di distribuzione e protezione prevede un interruttore differenziale magnetotermico con Idn di 30 mA e In di 16 A. Il circuito luce è protetto da un interruttore magnetotermico da 10 A mentre il circuito prese bipasso 10/16 da un interruttore magnetotermico da 16 A. In fig. 3.5 sono indicati i vari dispositivi di protezione e comando e le sezioni minime da adottare per la distribuzione. Si ricorda che la sezione minima utilizzabile per l'impianto non deve essere inferiore a 1,5 mm2.

Fig. 3.5 - Lo schema elettrico del centralino di distribuzione

La cassetta di derivazione principale (1) (fig. 3.6) distribuisce l'impianto nell'ingresso soggiorno e nel bagno e, attraverso il collegamento con la cassetta derivazione (2) (fig. 3.7), verso la cucina, la camera e il terrazzo (fig. 3.8). Sempre in prossimità dell'ingresso sono collocate anche le cassette di derivazione per la distribuzione della linea telefonica e del segnale d'antenna TV.

Fig. 3.6 - Cassetta di derivazione (1) installata nei pressi dell'ingresso principale

Fig. 3.7 - Cassetta di derivazione (2) installata nei pressi dell'ingresso della cucina

Fig. 3.8 - Distribuzione dell'impianto verso i vari locali


Ingresso soggiorno - Nell'ingresso sono previsti tre punti di comando, punto luce invertito, per l'accensione simultanea delle due lampade installate nel soffitto e alcune prese 10 A alimentate tramite il circuito luce. Una presa telefonica nei pressi dell'ingresso e una presa TV con relativa presa di alimentazione collocata nella zona salotto di fronte al divano completano l'impianto (fig. 3.9).


Fig. 3.9 - Distribuzione dell'impianto nella sala-soggiorno


Bagno e antibagno - Le particolari condizioni di vulnerabilità a cui è sottoposto chi si trova in bagno portano a considerare questo ambiente, dal punto di vista elettrico, il più pericoloso dell'appartamento. In funzione della pericolosità, nei locali bagno e doccia (Norma 64-8 sez. 701) si possono individuare quattro zone (fig. 3.10) che influenzano i criteri di scelta e di installazione dei componenti e degli utilizzatori:
Zona 0 - Corrisponde al volume interno alla vasca da bagno o al piatto doccia.
Zona 1 - Costituisce il volume delimitato dalla superficie che si estende in verticale dalla vasca da bagno o dal piatto doccia fino ad un piano orizzontale situato a 2,25 m dal pavimento.
Se manca il piatto doccia manca pure la zona 0. In questo caso il solido che delimita la zona 1 è un cilindro, con raggio di 0,6 m e con il centro nel soffione della doccia, che si sviluppa verticalmente verso il basso sotto il soffione. Se il soffione è mobile il centro può essere individuato nella posizione di aggancio del soffione stesso.
Se il fondo della vasca da bagno o del piatto doccia si trova a più di 0,15 m al di sopra del pavimento, il punto limite di tale zona è situato a 2,25 m al di sopra di questo fondo. La zona 1 si estende anche al di sotto della vasca da bagno.
Zona 2 - Corrisponde al volume circostante alla zona 1 che si sviluppa in verticale, parallelamente e ad una distanza in orizzontale dalla zona 1 di 0,6 m, fino ad un'altezza di 2,25 m dal piano del pavimento.
Zona 3 - Volume delimitato dalla superficie verticale che si sviluppa in orizzontale di fianco alla zona 2 per 2,4 m ed in verticale fino ad un'altezza dal piano del pavimento di 2,25 m. La presenza di pareti e ripari fissi permette in alcuni casi di modificare i limiti indicati.


Fig. 3.10 - Suddivisione in zone, in funzione della pericolosità, nei locali bagno e doccia


Per i motivi succitati nel bagno devono essere eseguiti i collegamenti equipotenziali. Tutte le masse estranee devono essere collegate al nodo di terra mediante un conduttore equipotenziale con sezione non inferiore a 2,5 mm2 se con protezione meccanica (tubo protettivo) o non inferiore a 4 mm2 se non è prevista protezione meccanica (fig.3.11). Devono essere collegate a terra le condutture metalliche dell'acqua calda e fredda, del gas, degli scarichi, dei caloriferi. I collegamenti possono essere effettuati all'ingresso delle tubazioni nel bagno e non è necessario che siano accessibili. Altre masse estranee potrebbero essere la vasca da bagno se metallica e collegata in qualche modo ai ferri dell'armatura e i serramenti se metallici e collegati ai ferri dell'armatura o se in comune con altri locali. Dal momento che solitamente questo non accade il collegamento di tali elementi non è generalmente necessario.



Fig. 3.11 - I collegamenti equipotenziali nel bagno


La distribuzione di tutto il locale fa capo ad una cassetta di derivazione posta nell'antibagno.Nel bagno è prevista una presa 16 A per la lavabiancheria che, per l'installazione, deve rispettare le zone di rispetto. Ad opportuna distanza dal lavandino un punto di comando luce per lo specchio e una presa 10 A per il rasoio elettrico (fig. 3.12). Il punto luce generale installato al centro del soffitto è comandato da un interruttore installato all'esterno nell'antibagno in prossimità della porta di accesso al bagno (fig. 3.13).

Fig. 3.12 - Distribuzione prese impianto nel bagno


Dalla cassetta di derivazione installata nell'antibagno si alimenta anche il circuito luce di questo locale con comando installato nella stessa scatola portapparecchi utilizzata per il comando del punto luce del bagno.

Fig. 3.13 - Distribuzione luce bagno


Nel bagno ad un'altezza maggiore di 2,5 m sopra la vasca è installato il pulsante a tirante per le chiamate di emergenza dal bagno. La distribuzione di questi circuiti si sviluppa dalla stessa cassetta utilizzata per i circuiti luce ricavata mediante setti separatori una zona esclusiva (fig. 3.14). Si ricorda comunque che è lecita la promiscuità fra circuiti a tensione di esercizio diversa purché sia garantito lo stesso grado di isolamento dei cavi di energia anche per i conduttori dei circuiti a 12 V.

Fig. 3.14 - Distribuzione chiamata di emergenza bagno

Cucina - La distribuzione dell'impianto della cucina, tenendo conto della dislocazione dei mobili e degli elettrodomestici (fig. 3.15), si sviluppa dalla cassetta di derivazione generale, installata nei pressi della porta di accesso, dalla quale si estendono le linee di alimentazione dei circuiti prese 10/16 A (fig. 3.16) e del circuito luce (fig. 3.17). Sono previste un numero di prese 10/16 A sufficienti ad alimentare tutti gli elettrodomestici come evidenziato in fig. 3.16 e un punto luce interrotto che comanda l'accensione della lampada installata nel centro del soffitto per l'illuminazione generale del locale. Alla stessa cassetta si connette anche il circuito di alimentazione della caldaia murale per l'acqua calda e il riscaldamento collocata sul terrazzo coperto di fianco alla cucina. L'installazione della caldaia è conforme alla Norma di installazione e di prodotto sugli apparecchi e sugli impianti a gas per uso domestico alimentati dalla rete pubblica e quindi l'impianto elettrico di alimentazione non richiede particolari requisiti. Eventualmente potrebbe essere consigliabile installare in prossimità della caldaia un interruttore di comando e sezionamento per manutenzione.

Fig. 3.15 - Disposizione mobili della cucina


Fig. 3.16 - Distribuzione prese cucina e alimentazione caldaia installata nel terrazzo

Fig. 3.17 - Distribuzione luce cucina e terrazzo

Camera - La camera matrimoniale prevede un punto luce invertito con comandi alla porta e ai lati del letto. Alcune presa 10 A collegate al circuito luce sono distribuite in diversi punti del locale (fig. 3.18). E' prevista una presa TV con relativa presa di alimentazione e ai lati del letto una presa telefono (fig. 3.19).

 


Fig. 3.18 - Dislocazione dei mobili nella camera

Fig. 3.19 - Distribuzione dell'impianto nella camera

 

4. Il montante


Il montante si collega ai morsetti di consegna dell'ente distributore e alimenta, attraverso il centralino, l'impianto dell'appartamento. La conduttura può transitare nelle cassette di rompitratta installate sui pianerottoli di ogni piano ma deve essere separata dai montanti degli altri appartamenti (fig. 4.1).


Fig. 4.1 - Il montante

5. L'impianto di terra


L'impianto di terra deve essere unico per tutto il condominio. Può essere realizzato mediante infissione e interconnessione di picchetti nel terreno (fig. 5.1) e/o mediante corda di rame interrata ad una profondità minima di 0,5m (fig. 5.2).



Fig. 5.1 - Impianto di terra ottenuto mediante infissione di picchetti nel terreno

Fig. 5.2 - I picchetti devono essere interconnessi a formare un impianto di terra unico

 

All'impianto di terra si devono connettere le armature metalliche dell'edificio, le tubazioni metalliche entranti dell'acqua, gas ecc.., i conduttori di protezione e localmente nei bagni i tubi dell'acqua calda, fredda e riscaldamento.

Fig - 5.3 - L'impianto di terra deve essere unico


Quando è vietato il collegamento a terra

1. Generalità  

In bassa tensione generalmente ci si difende dai contatti indiretti mediante un sistema di interruzione automatica dell'alimentazione opportunamente coordinato con un impianto di messa a terra (fig. 1). Se si utilizzano apparecchi di classe I la protezione è affidata all'isolamento principale e all'apertura automatica del circuito di alimentazione allorché, a causa di un guasto, sulle masse si stabilisca una tensione pericolosa. L'impianto di terra deve essere possibilmente unico e ad esso devono essere collegati tutti i conduttori che nel loro insieme costituiscono la messa a terra di protezione e di funzionamento. La sicurezza dipende quindi dalla funzionalità del dispositivo di interruzione, che deve intervenire nei tempi stabiliti dalla curva di sicurezza, e dall'affidabilità nel tempo dell'impianto di terra. La messa a terra però non è sempre necessaria, anzi, in alcuni casi è vietata dalle norme. Dai contatti indiretti ci si può infatti tutelare anche con altri mezzi di protezione nei quali è esplicitamente vietato il collegamento a terra ritenuto svantaggioso per la sicurezza.  


Fig. 1 - In bassa tensione la protezione dai contatti indiretti è generalmente
affidata ad un sistema ad interruzione automatica del circuito
associato ad un adeguato impianto di terra

2. Apparecchi di classe II

Gli apparecchi di classe seconda sono intrinsecamente sicuri perché sono dotati per costruzione di doppio isolamento (isolamento principale più isolamento supplementare) o di isolamento rinforzato. Il doppio isolamento è costituito da due isolamenti separati mentre l'isolamento rinforzato è ottenuto tramite un unico isolamento con caratteristiche meccaniche ed elettriche equivalenti al doppio isolamento. Si distinguono facilmente dagli apparecchi di classe I perché portano stampigliato in targa, in modo indelebile, il simbolo del doppio quadrato. Per questo tipo di apparecchi vige il divieto di collegamento a terra (fig. 2) perché si ritiene che sia minore la probabilità che possa cedere l'isolamento doppio o rinforzato piuttosto che la carcassa, se collegata a terra, possa assumere tensioni pericolose introdotte dallo stesso impianto di terra. Anche se è proibito il collegamento a terra la protezione mediante impiego di componenti di classe II può comunque coesistere con circuiti protetti mediante messa a terra e interruzione automatica del circuito.

 


Fig. 2 – Gli apparecchi di classe II non devono essere collegati a terra perché
è minore la probabilità di un cedimento dell'isolamento doppio o rinforzato
rispetto alla possibilità che, a causa del collegamento a terra,
la carcassa possa assumere tensioni pericolose

3. Protezione per separazione elettrica

La protezione per separazione elettrica consiste nel separare uno o più utilizzatori dagli altri circuiti e dalla terra. Viene in genere utilizzata quando, per motivi di continuità di servizio, si vogliono evitare interruzioni del circuito in presenza di un guasto verso terra. Può trovare impiego anche in tutti quei casi in cui la presenza di parti in tensione accessibili consigliano, per il pericolo di un possibile contatto simultaneo fra una parte in tensione e una massa, di non introdurre il potenziale zero di terra oppure ancora quando le modeste dimensioni dell'impianto non giustificano la predisposizione di un costoso impianto di terra. Lo scopo di un tale sistema di protezione è quello di isolare rispetto terra la persona che dovesse entrare in contatto con una parte in tensione. Se il circuito è poco esteso, in virtù dell'elevata impedenza di isolamento verso terra, le trascurabili correnti capacitive escludono la possibilità che il circuito possa richiudersi attraverso la persona. La sorgente di alimentazione (ad esempio trasformatore con separazione di protezione fra primario e secondario) deve assicurare la separazione dei circuiti alimentati rispetto tutti gli altri sistemi elettrici e una separazione di protezione deve essere realizzata anche nei confronti dei circuiti di altri sistemi. Anche in questo caso, per i motivi suddetti, è proibito il collegamento a terra delle masse (ad eccezione dei locali ad uso medico dove il pericolo si riduce in virtù del nodo equipotenziale obbligatorio). Il collegamento a terra potrebbe essere efficace in caso di guasto fra il primario e il secondario della sorgente di alimentazione ma la probabilità che si verifichi un simile evento si ritiene sia inferiore alla probabilità che, attraverso il collegamento a terra, tensioni pericolose possano essere trasferite sulle masse separate a causa di un guasto su altri apparecchi alimentati direttamente dalla rete di distribuzione.


Fig.3 – E' proibito il collegamento a terra nei sistemi di alimentazione
che attuano la protezione per separazione elettrica

Il circuito separato deve essere di estensione ridotta per limitare il più possibile la formazione delle pur piccole correnti capacitive. La soluzione ideale sarebbe di alimentare ogni apparecchio tramite un'unica sorgente di alimentazione. Questo, per motivi di carattere pratico, non è sempre possibile e quindi, anche se con alcune limitazioni per quanto riguarda l'estensione dei circuiti, è ammesso alimentare tramite la stessa sorgente più apparecchi. Un primo guasto di una fase sulla massa di un'utenza può perdurare per un tempo indeterminato senza pericoli per le persone. Un ulteriore guasto su di un'altra fase di un secondo apparecchio potrebbe però rivelarsi mortale se non prontamente interrotto. Per questo motivo, quando il circuito di separazione alimenta più di un utilizzator,e le masse devono essere collegate fra loro da un conduttore equipotenziale isolato da terra. In presenza di un doppio guasto l'interconnessione delle masse determina la circolazione di una corrente di corto circuito che può essere rilevata ed interrotta nei tempi previsti dalla curva di sicurezza (0,4 s per U=230 V) dai dispositivi di massima corrente installati a protezione di ogni utilizzatore.


Fig. 4 – Le masse degli apparecchi alimentati dalla stessa sorgente di un sistema che attua la protezione per separazione elettrica devono essere fra loro interconnesse ma isolate da terra. Un doppio guasto a massa viene rilevato come un corto circuito e interrotto dai dispositivi di massima corrente posti a protezione di ogni utilizzatore

4. Bassissima tensione di sicurezza (SELV)  

La bassissima tensione di sicurezza (SELV - Safety Extra Low Voltage) offre una protezione congiunta nei confronti dei contatti diretti e indiretti. La tensione non deve essere superiore a 50 V in corrente alternata e non deve in nessun modo superare tale valore per un guasto alle sorgenti di alimentazione o a causa di un contatto con altri circuiti. Queste prerogative devono essere garantite da sorgenti di alimentazione autonome o di sicurezza e dalla separazione, con isolamento doppio o rinforzato, rispetto i circuiti di altri sistemi elettrici. Analogamente a quanto indicato per gli apparecchi di classe II la separazione fra il circuito SELV e gli altri circuiti presuppone anche in questo caso il divieto di collegamento a terra sia delle masse (fig. 5) sia delle parti attive dei circuiti a bassissima tensione di sicurezza (fig. 6).  


Fig. 5 – Nei circuiti SELV, alimentati con bassissima tensione di sicurezza, è vietato il collegamento a terra delle masse


Fig. 6 – Nei circuiti SELV, alimentati con bassissima tensione di sicurezza, è vietato il collegamento a terra di un punto del circuito