Non provateci a casa: cambiare l'hard disk a un Mac Mini
Un paio di giorni fa uno dei Mac Mini del Maniero Digitale, ha deciso di andare al creatore. Stavo scandendo ad alta risoluzione delle immagini piuttosto grandi (degli A4 a 1200 dpi) quando Mac OS X si è congelato completamente durante la fase di elaborazione della scansione acquisita. Anche l'uscita forzata Mela-Alt-Esc non rispondeva più.
L'unico riavvio possibile era quello duro: pulsante di accensione, premuto per cinque secondi, fino allo spegnimento; poi riaccensione dopo una breve attesa. Il Mac Mini è ripartito, ha fatto vedere momentaneamente un prompt di login (testuale), al quale ho risposto con la password utente, e poi si è bloccato sulla schermata grafica di login utente.
Un ulteriore riavvio dopo aver scollegato tutte le periferiche non essenziali non ha risolto nulla: anzi, non è uscito manco il prompt di prima. Il Mini è rimasto immobile sulla schermata grigia con la mela.
Panico? No, anzi: una buona occasione per ripassare e mettere alla prova qualche tecnica di recovery in ambiente Apple. Avevo i backup dei dati utente del giorno prima, quindi i dati non erano a rischio, ma avrei preferito evitare una riconfigurazione da capo e sarebbe stato un bel colpo recuperare dal disco anche i dati del giorno corrente.
Tentativi di rianimazione
Il primo tentativo è stato il boot dal DVD di Tiger: accensione, inserimento DVD, pressione del tasto C per far fare boot dal DVD. E' partita la schermata grafica di Mac OS X, caricata dal DVD bootabile. La visualizzazione corretta della schermata e i risultati delle utility diagnostiche presenti sul DVD mi hanno fatto pensare che non si trattasse di guasto al processore o alla RAM, ma di un problema su disco. Così ho tentato una riparazione del disco con Utility Disco, e ho ottenuto questo desolante messaggio:

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Una ricerca in Google con l'equivalente inglese ("invalid key length") mi ha fornito qualche indizio e qualche alternativa. Sempre dal DVD di boot, ho aperto un terminale e tentato un fsck -fy (la f è necessaria per forzare la riparazione se è attivo il journaling, come lo è di default in OS X 10.3 e 10.4), che mi ha offerto una diagnosi più precisa: c'erano dei settori del disco che risultavano illeggibili, e fsck non riusciva a ripararli.
 
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E' risultato impossibile anche il boot dal disco difettoso in Single User Mode (Cmd-S premuti al boot). Anche il boot da DVD con reinstallazione del sistema operativo (nella comoda modalità che non elimina i dati dell'utente ma ripristina il sistema operativo) è fallito miseramente.
In compenso, il backup supplementare ha avuto successo: ho collegato un hard disk esterno e con il Terminale sono riuscito a completare un ulteriore backup delle cartelle utente (basta usare cp -R). Mai sottovalutare il potere della riga di comando. Ho provato quindi a recuperare il lavoro di oggi. Ahimè, su alcuni file ho ottenuto un errore di I/O, e per quelli sarà necessario il backup precedente, ma il grosso è salvo.
Di certo, a questo punto, devo rinunciare alla possibilità di continuare a usare quel disco e mi tocca affrontare una reinstallazione. Avrei potuto investire 100 dollari in una utility come DiskWarrior, ma i risultati sarebbero incerti, per cui (visto che i dati li avevo) ho optato per una scelta drastica: dato che il colpevole del guasto era chiaramente il disco rigido, un vecchio 40 GB che ha fatto i suoi bravi tre anni di onorato e continuato servizio e può quindi essere pensionato senza troppe lacrime, ho scelto di espiantare il disco guasto e installarne uno nuovo, reinstallando Mac OS X e i dati di backup.
Come sventrare un Mac Mini
Ho aperto il Mac Mini come descritto a suo tempo, trovandovi una quantità terrificante di polvere e pelucchi incastrati nelle prese d'aria, che si trovano lungo il perimetro della base. Questo potrebbe aver contribuito non poco a un surriscaldamento dell'hard disk che ne ha accorciato la vita. Uno dei difetti di questi mini-PC è che è praticamente impossibile pulirli dalla polvere senza smontarli: soffiarvi con l'aria compressa non farebbe altro che spingere la sporcizia ancora più verso l'interno.

Ho rimosso il masterizzatore di CD e l'hard disk togliendo le tre viti che fissano il telaio di plastica nera alla motherboard e facendo attenzione al cavetto che porta all'interruttore. Le foto riportano le indicazioni delle posizioni di questi componenti. Trovo ancora tanta, tanta polvere.

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L'hard disk è fissato da quattro viti laterali. Tre sono facilmente accessibili: la quarta è raggiungibile soltanto smontando prima la ventolina (tre viti).

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Trapianto
Estrarre il disco sganciandolo dal connettore a pettine è stata la parte più delicata: bisogna evitare di piegare i pin e deformare la schedina che regge lo zoccolo in cui s'innestano i pin del disco.
 

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Anche il montaggio del disco rigido sostitutivo (in questo caso un normale 80 GB da notebook) va fatto con la stessa attenzione per non piegarne i pin. Ho proceduto poi rimontando le quattro viti che reggono il disco, riposizionando la ventola e fissandola con le sue tre viti. Il telaio che regge il masterizzatore e l'hard disk va innestato e fissato con le sue tre viti.
Reinstallazione
Richiuso il Mac Mini con il consueto inquietante rumore di plastica che scatta in posizione ma sembra che si spacchi, ricollego le periferiche minime (mouse e tastiera) e reinstallo Tiger dal DVD. Seguono poi le applicazioni e il trasferimento dei file dai backup. Nel giro di poche ore sono di nuovo operativo, e con un'installazione pulita (solo le versioni più aggiornate delle varie applicazioni, e solo le applicazioni realmente in uso).
Morale dell'avventura
Per quanto microscopico, il Mac Mini si è rivelato molto più manutenibile di quanto temessi. E' sopravvissuto sia a un cambio di RAM, sia a un cambio di hard disk, ed è ora pronto a proseguire, spero, per qualche altro anno di attività ininterrotta (i miei Mac non vengono mai spenti).
Il tempo di inattività molto breve è stato tollerabile soltanto perché disponevo di un backup fresco dei dati. Avrei potuto ridurre ulteriormente i tempi se avessi avuto un backup immagine recente dell'intero disco (ne avevo uno, ma un po' troppo vecchiotto, per cui conteneva versioni vecchie delle applicazioni e delle configurazioni).
L'incidente ripropone un concetto spesso trascurato: i dischi rigidi prima o poi si guastano sicuramente, e bisogna essere pronti per quel momento. Io ho risolto usando SuperDuper (gratuito in versione base).
E per finire, il trapano
A proposito di sicurezza di dati, bisogna tenere presente anche il destino del vecchio disco rigido. Buttarlo via intero esporrebbe al rischio del data trashing: qualcuno potrebbe recuperare il disco dalla spazzatura (pardon, dal riciclaggio) e leggerlo, recuperando (come ho fatto io) gran parte dei miei dati personali. Su quel disco ci sono i dati della mia contabilità, la corrispondenza privata, e altri file personali.
Formattazione a basso livello con passate multiple di scrittura i dati random? Smagnetizzazione del disco con grosso elettromagnete? Noooo. Mai usare una tecnologia complessa quando ne basta una più semplice e più divertente. Si prende un trapano e si buca l'intero hard disk. Un paio di volte, giusto per sicurezza e per prolungare il passatempo.
Se a qualcuno interessa il video, lo pubblico. Astenersi se impressionabili. Mi raccomando: se scegliete questa strada, lavorate in condizioni di sicurezza per evitare infortuni.