Chiesa della Steccata e la Sagrestia nobile
(Via Garibaldi)

L'elegante chiesa rinascimentale di Santa Maria della Steccata fu la prima costruita a Parma a pianta centrale. Il nome Steccata deriva dal fatto che verso la fine del 1300 nella zona vi era una casa con dipinta l'immagine di San Giovanni Battista che veniva ritenuta miracolosa e per contenere la folla vi fu posto davanti uno steccato. Nel 1392 venne costruito un oratorio dedicato al santo (San Giovanni della Steccata) in cui fu dipinta anche un'immagine della Vergine allattante il Bimbo.
Un secolo più tardi sorse una confraternita dedicata all'Annunciazione di Maria Vergine che ricevette in dono l'oratorio (1503), che nel frattempo aveva assunto il nome di Beata Vergine della Steccata.
Demolito l'oratorio, il nuovo tempio venne costruito tra il 1521 e il 1539. Il primitivo progetto fu di Gianfrancesco Zaccagni, che diresse pure insieme al padre Bernardino i lavori
iniziali fino ai cornicioni, che vennero sagomati da Marcantonio Zucchi. Verso la fine del 1525 gli Zaccagni furono allontanati e i lavori vennero presi in mano dallo Zucchi e poi affidati a Gianfrancesco Ferrari D'Agrate che disegnò pure le bifore dei nicchioni, la lanterna e i fregi della cupola e apportò modifiche al progetto. E' di quel periodo il passaggio da Parma di Antonio da Sangallo il giovane che lasciò allo Zucchi il disegno della luminosa cupola - innovatrice sul piano architettonico e potrebbe aver dato altri suggerimenti per il completamento della parte superiore.
Dal 1695 al '97 Mauro Oddi aggiunse le decorazioni esterne (vasi, piedistalli, statue) sopra la cornice dei nicchioni e la balaustra sul contorno superiore. Le decorazioni furono eseguite da Pietro Pellini, Giuseppe Trolli e Leonardo Lanzoni, la balaustra dai fratelli Orlando e Antonio Orlandi. Dal 1702 al 1730 l'architetto Adalberto Della Nave aggiunse il nuovo coro. La pianta è a croce greca con braccia concluse da absidi semicircolari. Nei quattro angoli rientranti, formati dalle braccia della croce, vi sono altrettante cappelle.
La porta principale si deve a Ambrogio Volpi da Casalmonferrato, aiutato da Girolamo da Reggio. Nel 1848 venne immesso nella lunetta un bassorilievo in marmo bianco dello scultore Tommaso Bandini con due angeli che sostengono lo stemma dell'Ordine Costantiniano, proprietario della chiesa.
L'interno è ben proporzionato. Capitelli, finestre, porte sono di Gianfrancesco d'Agrate. I pilastri sotto la cupola vennero dipinti tra il 1668 e il 1670 da Giovanni Maria Conti, Antonio Bonviso e Antonio Omobono Guazzi. Le lesene nei nicchioni sono opera di Andrea Seghizzi. I due grandi pilastri presso le cantorie furono ridipinti da Pietro Rubini (1761). I confessionali sono stati costruiti dal falegname Francesco Sovrani e intagliati da Francesco Adorni (1718-21).
Nicchione d'ingresso. Sopra la porta collocato il quadro di Gian Battista Trotti, detto il Malosso, rappresentante il Paradiso. Nel catino raffigurata l'Adorazione dei Magi. L'affresco venne iniziato nel 1548 da Michelangelo Anselmi che non riuscì a completarlo. Alla sua morte (1555) subentrò Bernardino Gatti, detto il Sojaro, che realizzò i due gruppi alle estremità. Sulle pareti spiccano due enormi tele che dovevano servire come sportelli d'organo. Vennero ideate e dipinte nella parte centrale dal Parmigianino (Francesco Mazzola) e in quelle esterne alla nicchia da Gerolamo Bedoli Mazzola. Nel 1580 Giovanni Sons le restaurò e vi aggiunse qualche particolare. Il grande arcone, che ripete i motivi di quello parmigianinesco, fu dipinto dall'Anselmi che sulla destra raffigurò la Verità, una figura centrale senza attributi e l'Innocenza; sulla sinistra la Giustizia fra la Pace e una donna con in braccio una faina; mentre i due fregi sottostanti con giochi di putti sono del Gatti.
In basso vi sono due gruppi marmorei: a destra la Pietà, in marmo bianco, ordinata nel 1845 da Maria Luigia allo scultore Tommaso Bandini (L'Addolorata venne scolpita da Francesco Guastalla poichè nel 1849 il Bandini morì) e a sinistra il monumento al conte Alberto Adamo Neipperg, in marmo bianco, scolpito nel 1840 da Lorenzo Bartolini e proveniente dalla chiesa di San Paolo. Le pile dell'acqua santa furono eseguite nel 1608 e i cinque lampadari in ferro e legno dorato sono opera degli intaglia tori Cesare e Giovanni Battista Arnizzoni su disegno di Antonio Brianti (1785).
Cappella sulla destra. Le porte marmoree vennero disegnate, come le altre, da Gianfrancesco d'Agrate. L'altare di vari marmi fu eseguito dal marmoraio Domenico Della Meschina (1772) su disegno di Antonio Brianti. Nella pala di Alessandro Mazzola (1605): il Redentore tra una gloria d'angeli e, sotto, Sant'Antonio di Padova e la Maddalena. Il monumento a Bertrando Rossi venne scolpito da Bartolomeo Spani (1531-36) e quello al conte Girolamo Cantelli fu disegnato (1888) dal prof. Enrico Bartoli.
Nicchione sulla destra (sud). Nel catino Girolamo Mazzola Bedoli dipinse la Natività di Cristo con l'adorazione dei pastori e insieme col figlio Alessandro il grande arcone dove sulla destra sono raffigurate una donna con bimbo e coltello, una regina ebrea e una donna con tamburello; sulla sinistra la Carità, una regina con vaso e la Fortezza. Questo ciclo di affreschi fu compiuto dal 1553 al 1568. L'altare in marmo fu disegnato dal Brianti e realizzato dal Della Meschina (1764); ai lati furono collocate le statue della Fortezza e della Prudenza eseguite dai carraresi fratelli Baratta (1726) sembra su disegno di Giulio Mozzani. La tela con San Giorgio che uccide il drago di Marcantonio Franceschini (1718).
Cappella laterale. L'altare è opera di Domenico Della Meschina (1775) su disegno del Brianti. La pala con La Vergine e il bimbo tra una gloria d'angeli e i santi Ilaria e Giovanni Evangelista di Innocenzo Martini (1605), mentre La Vergine in trono col bimbo e i santi Luca e Giovanni Battista e tre angeli musici di Simone de' Martinazzi delle Spade (1539). Il monumento al conte Guido da Correggio stato scolpito da Giovan Battista Barbieri (1568).
Cupola. La decorazione dei pennacchi, del tamburo e della conca venne affidata nel 1560 a Bernardino Gatti che nella cupola dipinse l'Assunzione di Maria fra una moltitudine di santi e patriarchi, mentre il Cristo scende verso di lei; pur ricalcando alla lettera le idee correggesche, "la stesura pittorica e tutta d'impronta romana, d'accademismo michelangiolesco". Nel tamburo tra le finestre ha raffigurato gli apostoli e altri santi; le scene monocromate con storie dell'antico Testamento nel tamburo sono di Lattanzio Gambara. L'opera venne terminata nel 1572.
Il pulpito stato realizzato da Odoardo Panini (1797) in collaborazione col falegname Carlo Guerrieri.
Santuario. Il grande arcone che lo introduce è uno dei capolavori di Francesco Mazzola, il Parmigianino, che lo affrescò tra il 1533 e il 1539. Sulla destra ha raffigurato le Vergini sagge con la lampada accesa e ai lati le figure monocrome di Aronne (verso la cupola) e Eva (verso l'abside); sulla sinistra le Vergini stolte con la lampada spenta e ai lati i monocromi Mosè (verso la cupola) e Adamo (verso l'abside). Le vergini in atteggiamento serenamente ritmico e con espressioni intense reggono in equilibrio sulla testa vasi d'oro e d'argento cesellati, colmi di gigli e sembra si stacchino con movimento lieve dai rosoni di un accentuato plasticismo. Il Mosè e l'Aronne sono dipinti con vigore e prospettiva ardita, mentre più languidi appaiono Adamo ed Eva.
La balaustra d'ingresso venne disegnata dal Brianti (1775) ed eseguita dal Della Meschina; il pavimento vicino all'altare, invece, ricchissimo di marmi scelti è opera del marmista Giovanni Trivelloni su disegno dell'architetto Maurizio Lottici. Dello stesso Lottici (1753) il disegno dell'altare maggiore iniziato dal Trivelloni e terminato (1765) dal Della Meschina. Ai lati vennero poste le due colossali statue di David e Gioacchino eseguite nel 1726 da Giangiacomo e Francesco Baratta, forse su disegno del Mozzani. I candelieri sono dovuti a Antonio Salvini e Odoardo Panini (1797), mentre busti dei santi vennero modellati nel 1703 da Giacomo Maria Giovannini e fusi in bronzo. La fastosa ancona nasce da un'idea di Maurizio Lottici (1752). Le due colonne tortili furono realizzate dal Trivelloni e i capitelli in lastra d'argento da Domenico Barbieri. Il resto dell'ancona venne modellato in stucco da Carlo Bossi, ma più tardi (1758) parte degli stucchi furono sostituiti dal marmo per opera di Andrea Della Meschina e poi di suo figlio Domenico. Nell'ancona è custodito l'antico affresco con la Madonna e il Bimbo.
I chiaroscuni murali dell'abside sono di Pietro Rubini (1761); le cantorie vennero eseguite dal falegname Gaetano Banzi tra il 1758/61, le dorature da Giuseppe Sangalli.
Nel catino Michelangelo Anselmi nel 1541 dipinse l'Incoronazione della Vergine su disegno di Giulio Pippi (Romano). Ma quando l'opera fu terminata non piacque e nel 1547 l'Anselmi la modificò secondo il proprio gusto.
Il coro venne aggiunto all'inizio del '700 su progetto di Adalberto Della Nave, traforando l'abside ai lati. I pennacchi e i triangoli intermedi furono affrescati a chiaroscuro da Giuseppe Della Nave (1730), fratello di Adalberto, mentre agli stucchi lavorò Carlo Bossi (1729). A dipingere la medaglia centrale della volta e le quattro più piccole si chiamò Antonio Vizzani (1729-30). Il coro in legno venne realizzato da Gaetano Banzi tra il 1750-53 La statuetta in bronzo del Cristo è di Andrea Spinelli (1508-1549).
Cappella a sinistra. L'altare venne disegnato dal Brianti e eseguito da Domenico Della Meschina (1775). La tela con la Crocefissione è di Antonio Bresciani (1783). Il monumento a Sforzino Sforza è opera di Gian Francesco D'Agrate (1528-36), mentre in quello al Duca Ottavio Farnese il busto è attribuito a Giambattista Fornari.
Nicchione a sinistra (nord). L'affresco nel catino rappresenta la Discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli Apostoli, mentre nell'arcone a destra vi sono tre donne in atteggiamenti diversi e a sinistra Giuditta che mostra la testa di Oloferne tra due donne ebree. Gli affreschi vennero eseguiti tra il 1546 e il 1553 da Gerolamo Bedoli Mazzola che si avvalse dell'aiuto del figlio Alessandro e forse del modenese Ercole Setti.

L'altare fu disegnato dal Brianti e eseguito dal Della Meschina (1766); ai lati le statue della Verginità e dell'Umiltà eseguite nel 1727 da Francesco Baratta. Nella pala d'altare di Gian Bettino Cignaroli (1764) vi è La Santissima Trinità coi santi Basilio, Gregorio Taumaturgo e Nicolò da Bari. Sulla parete destra le due grandi tele, che servivano come sportelli d'organo, del fiammingo Giovanni Sons (1580 circa) con la Fuga in Egitto. Sulla parete sinistra il Transito di Santa Marta di Francesco Adorni (sec. XVII).
Prima cappella a sinistra. L'altare stato disegnato da Brianti e lavorato dal Della Meschina. Vi si trova il monumento a Ferdinando Cornacchia, eseguito nel 1845 da Tommaso Bandini.
Sagrestia nobile. I grandi armadi in noce vennero ideati dall'intagliatore milanese Giambattista Mascheroni, che nell'esecuzione (1665-1670) fu coadiuvato da Carlo Rottini e dal parmigiano Rinaldo Torri. Le statue lignee dorate di S. Domenico e S. Rosa di Lima sono di Lorenzo Aili (1677-81).
L'ancona sull'altare del Mascheroni e venne indorata da Giuseppe Diana (1669): racchiude La Sacra Famiglia, un paziente lavoro del fiammingo Sons (1607).
Negli armadi sono racchiusi paramenti sacri del '600 e '700 riccamente ricamati e pregiati pezzi d'argenteria degli stessi secoli.
Sotterraneo. La cappella sepolcrale venne fatta costruire da Maria Luigia nel 1823 e vi sono conservate le spoglie di quattordici tra prìncipi e duchi Farnese e Borbone e di dodici tra principesse e duchesse. Una stretta cassa isolata, scolpita rozzamente in un macigno, raccoglie le ceneri di Alessandro Farnese.

 


 

Pilotta
(
Piazzale della Pilotta)

La Pilotta, "concepita come palazzo dei servizi atto a integrare il palazzo ducale", è un vasto complesso di edifici alla cui erezione lavorarono più architetti e in periodi diversi. Ciò rende alquanto difficile seguirne analiticamente il suo divenire e legare ciascun corpo al nome di un artista.
Le attribuzioni accolte sono quelle della storiografia più recente.
La costruzione iniziava, con ogni probabilità, prima del 1583 con l'edificazione del "Corridore", cioè del braccio che si estende da levante a ponente, oggi occupato dalla Galleria Petitot della "Palatina" e dal Museo Bodoniano, da parte dell'arch. Giovanni Boscoli di Montepulciano su disegno, quasi certamente, di Francesco Paciotto.
I lavori, interrotti con la morte di Ottavio Farnese (1586), riprendevano sotto Ranuccio I nei primi mesi del 1602 per terminare definitivamente
- salvo qualche successiva ristrutturazione marginale - nel 1611, lasciando la fabbrica nello stato di incompiutezza in cui ancor oggi si trova.
Ideatore dei lavori, eseguiti durante questo periodo, fu il Duca, amante di costruzioni grandiose e severe che fossero affermazione di potenza e ricchezza, ma a tradurre in termini tecnici tale pensiero pare sia stato Simone Moschino di Orvieto.
La costruzione degli edifici, sorti attorno al "Corridore" in modo da formare i tre grandi cortili di S. Pietro Martire, oggi detto della Pilotta, del Guazzatoio e della Racchetta, fu diretta dal capomastro Giandomenico Campanini (1534-1616).
La monumentale scalea a forbice
- primo esempio in Italia di scalone a tre rampe o "imperiale" - coperta da cupola ottagonale che porta al Museo d'antichità, alla Galleria Nazionale e alla Biblioteca Palatina si propende ad attribuirla al Moschino e non più a Gian Battista Magnani.
Della facciata principale, che doveva essere quella verso la Ghiaia e che si dice sia stata iniziata e subito abbandonata, restano tre studi attribuiti uno al Moschino (Parma, Archivio di Stato, Mappe e disegni, vol. 3, n. 3) e due a Pietro Francesco Battistelli (Parma, Archivio di Stato, Mappe e disegni, vol. 49, n. 33; Munchen, S.G.S., inv. n. 34422).
Morto Ranuccio (1622), il cardinale Ottavio Farnese, duca reggente, chiamava da Roma Gerolamo Rainaldi perchè coadiuvasse il Battistelli ma i lavori attorno alla fabbrica non progredirono, per cui
- come è stato scritto - "il bel sogno ducale di Ranuccio era sceso con lui nella tomba e gli eredi, non comprendendone la grandezza, non si curarono di attuare compiutamente la visione gloriosa".
Interventi importanti sotto forma di restauri e ristrutturazioni interne si
sono avuti tra il 1822-1834 sotto la direzione di Nicola Bettoli, coadiuvato da Paolo Toschi per la Galleria, ora pinacoteca. Vennero pure modificati gli ingressi (si veda il bel portale con nicchie davanti allo scalone principale) e aggiunti impianti tecnici (risolti magistralmente in chiave architettonica come i parafulmini su alte basi a tronco di piramide).
Il 13 maggio 1944 alle ore 14,30 un terrificante bombardamento distrusse gran parte delle ali sud e ovest della Pilotta, che furono ricostruite negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto.